Può un giornale riferire che il criminale in prigione ha una nuova amante?  In linea di principio no, dice il Consiglio della stampa, perché faccende private come un innamoramento o l’intenzione di sposarsi, anche se l‘interessato è un pregiudicato in carcere, non sono di interesse pubblico. Se tuttavia in passato l’individuo in questione si è attivato perché di queste sue faccende private si parlasse nei media, ora non può avere ragione di opporsi a che se ne riparli.

 Il Consiglio della stampa ha respinto il reclamo presentato contro il «SonntagsBlick». da un criminale detenuto in un carcere. Il giornale riferiva di un suo nuovo «amore dietro le sbarre». La pubblicazione del nome e cognome non rappresenta nello specifico una violazione della sfera privata – osserva il Consiglio – intanto perché tutti si ricordano del caso come di uno dei più clamorosi della recente storia giudiziaria. E se è vero che sono passati 15 anni dalla condanna, dare nome e cognome della persona non dev‘essere ritenuto necessariamente un ostacolo alla sua futura risocializzazione, e neppure un’infrazione al «diritto all’oblio».  

Circa i «nuovi amori» e i progetti di matrimonio dell’individuo in questione, è vero – dice il Consiglio della stampa – che le persone famose si espongono volentieri a questo tipo di pubblicità: non si dovrebbe però dedurne senz’altro che accettano di rinunciare senz’altro alla protezione della loro sfera privata o intima. Nel caso, è il reclamante stesso che si è dato da fare per alimentare le chiacchiere della gente. Non deve perciò stupirsi se un giornale lo ritira in ballo.

Consiglio della stampa