La pubblicazione di una foto in cui è ritratto l’autore di un attentato subito dopo l’atto criminoso può essere una mancanza di rispetto dovuto alla dignità umana? Si è trattato di un caso-limite – afferma il Consiglio della stampa rispondendo a un reclamo – perché la pubblicazione non aveva un contenuto scandalistico e non intendeva esporre l’attentatore al pubblico disprezzo.

 L’attentato era avvenuto a Londra nel maggio del 2013. Due islamisti avevano decapitato un militare britannico sulla pubblica strada. «20 Minuten» aveva pubblicato in prima pagina una foto d’agenzia dove si vede l’attentatore che stringe ancora nelle mani insanguinate la roncola con la quale aveva commesso l’atto criminale. Ma il reclamo contro tale pubblicazione è stato respinto.

Nella foto la vittima non si vede, il delitto d’altra parte non aveva una connotazione locale. Si può dunque ritenere che i congiunti, tanto della vittima quanto dell’attentatore, non siano stati apertamente offesi dalla pubblicazione. Dal profilo della dignità umana è certamente problematico mostrare un assassino che gesticola con l’arma in pugno a così breve distanza dal delitto. Ma la foto era un puro documento, non aveva un contenuto sensazionalistico e non era intesa a mettere alla gogna il colpevole. D’altra parte, testo e foto dimostrano una verità inquietante: una simile azione può essere commessa in una strada qualunque di una qualunque capitale occidentale. Il contenuto informativo dell’informazione era perciò evidente. Si sarebbe potuto, eventualmente, velare con un trattino il volto del colpevole: ma il reclamo non accenna al problema dell’identificazione e il Consiglio della stampa non è entrato in materia su questo punto.

Consiglio della stampa