Può una rubrica di satira usare una metafora animale per esprimere una critica nei confronti degli stranieri? Il Consiglio della stampa mette in guardia esplicitamente contro questo tipo di discriminazione.

Accolto è stato un reclamo contro un articolo apparso nel giornale satirico e gratuito di Davos, «Gipfel Zytig», che tracciava un parallelo tra il comportamento degli stranieri e quello dei cinghiali, i quali tuttavia (si scriveva) non portano il velo, non rubano bicilette o automobili e non hanno in tasca il coltello. «A quelli, almeno» – concludeva l’articolo – «si può sparare».

Nella sua presa di posizione il Consiglio della stampa ricorda che l‘abitudine di discriminare un gruppo umano paragonandone il comportamento a quello degli animali ha una lunga tradizione. Il disprezzo nei confronti di altre etnie, religioni, colore della pelle, abitudini sessuali, si è spesso espresso con la messa in caricatura di quelli che si consideravano comportamenti tipici di un gruppo determinato. Nei casi estremi si è giunti a fantasticare l’eliminazione violenta dei soggetti: contro i topi o gli insetti si fa la disinfestazione, ai cinghiali si spara. Paragoni come questi – dice il Consiglio della stampa - sono in contrasto con la cifra 8 (Discriminazione) della «Dichiarazione dei doveri e dei diritti dei giornalisti», anche se contenuti in una rubrica di satira.